Succede che qualcuno si accorge che Province, Regioni e Comuni talvolta hanno competente incrociate e ridondanti, senza peraltro che gli Enti più grandi svolgano una funzione di controllo sugli Enti più piccoli. Allora tutti vogliono abolire le province. Si comincia col fare un gran polverone su costi e benefici promettendo miracolosi risparmi col taglio delle Province anche quelle appena create:
Fermo, Monza Brianza, Barletta – Trani – Andria, Ogliastra, Medio Campidano, Olbia Tempio e Carbonia Iglesias. (Spero di non essermi dimenticato niente)
Vediamoli i costi e i benefici cui andiamo incontro. Giustamente non si può pensare di licenziare nessuno del personale amministrativo oggi in forza alle Province. Ci sarebbero tanti disoccupati in più e tanti servizi in meno. Se si tratta di semplificare le competenze in alcune materie snellendo le procedure e eliminando burocrazia, costi, ritardi, sarebbe stata sufficiente una riorganizzazione delle mansioni. Invece pare che il problema stia nelle retribuzioni della rappresentanza politica provinciale che, va detto, vede eccessive retribuzioni per alcune cariche.
Per risolvere questa ingiustizia basta tagliare pesantemente i compensi di assessori provinciali e presidente della provincia (stesso discorso per i parlamentari, per i consiglieri regionali …).
Ecco invece l’esito a cui andiamo incontro. Con gioia di chi si era, pardon, amminchiato su questa storia delle province, adesso rischiamo di veder le competenze trasferite alle regioni, le attuali sedi diventeranno distaccamenti dove lavoreranno lo stesso numero di dipendenti con i medesimi compiti e costi (ad essere ottimisti). Poi vedremo prolificare sui territori i “circondari” o comunque li vogliate chiamare che dovranno coordinare l’azione di cinque/dieci comuni per non creare una voragine tra livello regionale e comuni.
Per ogni provincia ammettiamo una media di 4 circondari e otteniamo il bel risultato di circa 450 circondari sparsi per l’Italia (immaginiamo il risparmio rispetto alle cento Giunte provinciali in meno). La vera, grande differenza riguarderà la rappresentanza. Si è detto molto chiaramente che tali Enti intermedi molto probabilmente non saranno elettivi. Impossibile che non ci sia una guida politica, semplicemente si ripropone il caso – fortemente antidemocratico – di alcuni sindaci che scelgono, loro e non i cittadini, il Presidente di questo nuovo Ente.
Il risparmio non è economico ma democratico. La politica è sorda alla partecipazione diretta lontano dalla campagna elettorale; così sfuma l’unica possibilità che abbiamo per esprimere, con mille condizionamenti e storture, la nostra opinione.
Sarebbe più semplice condividere questo assunto che ripropone la vera, drammatica emergenza del nostro Paese:
Qualsiasi divisione di competenze tra enti è buona se dettata da principi estranei alla corruzione, alla rapina manifesta, alla tangente occulta.
Invece di levare le province e mettere i circondari, leviamo i ladri e mettiamo le persone oneste, non serve neppure cambiare la costituzione e, quello sì, sarebbe un gran bel risparmio.
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